l Progetto è stato realizzato dalla CBT
All’interno delle carceri di Messina “Solo Donne Non Donne Sole”
Si è svolto venerdì 2 marzo presso la
casa circondariale di Messina l’incontro conclusivo del progetto “Solo donne
non donne sole”, che ha interessato 30 donne detenute presso la struttura
carceraria, in regime di media e alta sicurezza.
Finanziato dall’Unione Europea e dalla Regione Siciliana,
Il percorso formativo per operatrici addette al ricamo e a
piccoli lavori di sartoria, si è svolto dal febbraio 2011 al gennaio 2012 per
un numero complessivo di 800 ore ed è stato realizzato dalla CBT srl insieme con l’Associazione Freeman
& Freeman Onlus. Impegnati in qualità di docenti, diversi stilisti e sarti
messinesi. All’incontro di oggi è stato tracciato un bilancio
dell’attività svolta. Sono intervenuti
il direttore della Casa Circondariale di Messina Calogero Tessitore, il direttore della CBT srl Bruno Cittadini, la responsabile dell’area progettazione e ricerca
CBT srl Angela Fiorella Provenzano,
il direttore dell’Associazione Freeman & Freeman Onlus Giuseppe Grassi, il dirigente dell’Assessorato Regionale alla
Famiglia ed alla Politiche del lavoro Patrizia
Valguarnera e il Direttore dell’ufficio detenuti e trattamento Provveditorato
regionale amministrazione penitenziaria Giuseppa
Maria Irrera.
“I noti problemi di sovraffollamento
e di carenza di personale penitenziario che affliggono la nostra struttura– ha
detto il direttore della Casa Circondariale di Messina Calogero Tessitore - non ostacolano la mission principale di
coniugare la pena da scontare con il mantenimento della dignità umana. 130 sono
attualmente i soggetti impegnati in attività formative, che agevolano in modo
concreto il reinserimento nel mondo del lavoro”
Ha preso poi la parola il direttore
della CBT Bruno Cittadini. “Gli
interventi connessi al reinserimento dei detenuti nel tessuto sociale e
produttivo sono una scommessa importante – ha detto- soprattutto
perché, offrendo la possibilità di
apprendere un mestiere, costituiscono una chance concreta di liberarsi
da altri
schemi che inducono a delinquere”
Il direttore dell’Associazione
Freeman & Freeman Onlus Giuseppe
Grassi si è soffermato sull’articolazione del corso che è stato
suddiviso
in quattro aree. La prima dedicata alla formazione di base con materie
come la
sicurezza sul lavoro, alfabetizzazione e
istruzione primaria e avviamento d’impresa.
La seconda dedicata alla formazione professionalizzante in cui
le allieve hanno appreso le tecniche del ricamo e del cucito dalle
origini fino
alle soluzioni più innovative. “ Il corso – ha sottolineato Grassi – si è
avvalso di docenti scelti tra stilisti e sarti messinesi, che hanno
portato la
loro professionalità e i loro materiali all’interno della struttura
carceraria”.
La terza area ha riguardato uno stage pratico in cui le detenute hanno
sperimentato le conoscenze e le abilità acquisite e si sono cimentate
nella
realizzazione di di lavori sia individuali che collettivi: pantaloni,
gonne,
abiti e accessori moda, borse, cappelli, stole e manufatti per la cucina
e la
toilette.
Nella quarta area del percorso
formativo, definita Project work,
applicando le tecniche apprese, le allieve hanno prodotto i manufatti
esposti
al workshop finale, tra cui un abito da sposa e un servizio da tavola
ricamato.
Soddisfazione per i risultati
raggiunti è stata espressa dalla dott.ssa Fiorella
Provenzano, del settore progettazione e ricerca della CBT srl. “Grazie a
questo progetto abbiamo capito che fuori, oltre le sbarre, ci può essere
posto
per tutti – ha detto Fiorella Provenzano . Le allieve si sono impegnate e
hanno
mostrato una volontà di cambiamento fuori dal comune. Alcune di loro
erano
analfabete e hanno imparato a scrivere grazie all’alfabetizzazione
inserita tra
le materie del corso, ma soprattutto hanno acquisito consapevolezza
delle
proprie capacità e non si sono sentite
detenute, ma allieve”.
Nel corso dell’incontro è intervenuta anche un’allieva-detenuta che ha
portato la sua toccante testimonianza. “La possibilità di imparare un
mestiere che
ci è stata offerta, ha detto, ci ha aiutato a capire che esistono degli
squarci
di luce anche per noi che viviamo una vita di solitudine e tristezza.
Adesso
guardiamo avanti con speranza e dignità, sapendo di essere in grado di
confrontarci nel mondo del lavoro”.
Ha poi preso la parola la dirigente dell’Assessorato regionale alla
Famiglia Patrizia Valguarnera, che
ha sottolineato come nonostante l’esiguità dei fondi elargiti per questo
progetto, appena 364 mila Euro, la struttura di Messina si sia distinta
per gli
ottimi risultati raggiunti. Grazie al comportamento esemplare tenuto
dalle
allieve, ha detto, altri finanziamenti verranno erogati per progetti
destinati
ai detenuti.
Infine a trarre le conclusioni il
Direttore dell’Ufficio detenuti del Prap Sicilia Maria Irrera:
“Il gruppo di valutazione che ha preso in esame il
progetto, lo ha ritenuto utile e fattibile, tenuto conto delle difficoltà
oggettive che presentava. Siamo molto soddisfatti in quanto siamo riusciti ad
attivare nelle allieve, le risorse che
possono aiutare a crescere nella legalità e a migliorare anche sotto il profilo
economico.” A conclusione degli interventi alle
allieve sono stati consegnati gli attestati di partecipazione ed è stata
inaugurata una mostra dei manufatti da loro prodotti.
venerdì 2 marzo 2012
Fonte IlCittadino di Messina