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Confronto sul Processo penale – gogna mediatica…sanzione penale impropria”.






Si è svolto nei giorni presso l'Eolian di Milazzo il convegno sul processo penale all’Eolian Milazzo

Organizzato dalla Camera penale di Barcellona, col patrocinio dei Comuni di Milazzo, Barcellona, Oliveri e Fondachelli Fantina e dell’Ordine degli avvocati di Barcellona, si è tunuto sabato alle 9 all’hotel Eolian Milazzo il convegno sul tema “Processo penale – gogna mediatica…sanzione penale impropria”. 

Nell’epoca della comunicazione globale, i processi penali sono diventati estremamente “spettacolari”. La cronaca nera fa audience, colonizza interi palinsesti televisivi e, cosa ancor più importante, fa vendere i giornali. Questa ricchissima industria mediatica si mette in moto a seguito di un atroce delitto, resta attiva durante le indagini, racconta la fase istruttoria ed accompagna gli snodi fondamentali del processo sino alla sentenza definitiva. Dopo, quella stessa vicenda che è stata così lungamente e dettagliatamente narrata dai mezzi di comunicazione di massa viene promossa ad un livello superiore e trasformata in best seller, in film, se non addirittura in una “serie” televisiva. Siamo talmente affascinati dalla cronaca nera che alcuni delitti hanno dato vita ad un vero e proprio “filone”, conquistando milioni di lettori e di spettatori – paradigmatici, in tal senso, gli omicidi del mostro di Firenze o le gesta della Banda della Magliana.
                                                                                             

Di certo, il processo penale ha sempre avuto un carattere “pubblico” – per rendersene conto basterebbe leggere qualche pagina della celebre monografia che Foucault dedicò al rapporto tra corpo e potere. Sino a non moti anni fa, i condannati venivano torturati, scuoiati, arsi vivi ed uccisi nelle pubbliche piazze del nostro continente. Affinché il dolore e l’umiliazione del reo convincessero i cittadini che rispettare la legge fosse “opportuno”, oltre che giusto. Eppure, questa esibizione seguiva il processo – mentre oggi ne anticipa e ne accompagna
 lo svolgimento. Ancora, una delle conquiste dello Stato moderno – una delle caratteristiche fondamentali della nostra civiltà giuridica- è consistita proprio nell’aver abbandonato l’antica concezione della pena come spettacolo intimidatorio, per abbracciare, in suo luogo, una visione maggiormente rispettosa dei diritti e della dignità del condannato. 
Se è vero che alcune trasmissioni televisive nascono con il fine dichiarato di raccogliere informazioni ed aiutare le indagini, non è troppo difficile ipotizzare che questo gigantesco circo mediatico, con il suo bagaglio di indiscrezioni, ipotesi e rivelazioni esclusive, possa ostacolare il lavoro di magistrati e forze dell’ordine, “corrompendo” quella delicatissima fase investigativa che, precedendo il processo vero e proprio, ne influenzerà in maniera determinate lo sviluppo e la conclusione. 

Quando qualcuno afferma che i processi vengono influenzati dai mezzi di informazione, pensiamo sempre che si tratti di una esagerazione. Un magistrato è una persona che si confronta quotidianamente con un compito davvero arduo, ma di fondamentale importanza per la società: conciliare leggi e giustizia. Immagino che i magistrati abbiano tante preoccupazioni e tante cose per la testa. 

Per questo motivo, facciamo fatica a credere che ascoltino continuamente la televisione o la radio. Eppure, sono gli stessi giudici a reclamare una minore pressione mediatica – esemplare, al riguardo, il caso di Yara. Anche perché alla definizione di un giudizio concorrono molti ed importanti soggetti -come ad esempio i testimoni o i periti- che potrebbero non essere altrettanto immuni alla pressione mediatica. Ciò vuol dire che anche il processo, non solo le indagini, rischia di essere rovinato dal baccano di giornali e televisioni. 

La pena dovrebbe essere una conseguenza, non una caratteristica, nè, tantomeno un presupposto del processo. Uno dei rischi maggiori della attuale spettacolarizzazione consiste nel fatto che gli indagati vengono giudicati – e spesso condannati- molto prima che si concluda il primo grado di giudizio. In tal modo, colpevoli ed innocenti vengono sottoposti ad una pena accessoria che il codice non prevede: la gogna mediatica. 
Per tutti questi motivi, sarebbe bene che i media smettessero di riservare una morbosa attenzione alla cronaca nera. 
Ritornando all'incontro di Milazzo , dopo i saluti del presidente della Camera penale, Tommaso Calderone e del presidente dell’Ordine, Francesco Russo, 

hanno relazionato: 
 l’avv. Enzo Trantino, l’avv. Carlo Taormina, il presidente del Tribunale di sorveglianza di Messina, Nicola Mazzamuto, il presidente della Caritas provinciale, padre Giuseppe Brancato ed i giornalisti Pierangelo Buttafuoco e Nuccio Anselmo. 
I lavori sono stati moderati dall’avv. Giuseppe Calabrò, direttore della scuola di formazione della Camera penale di Barcellona. 

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