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Primarie del PD del 3 marzo , parliamone ! A Milazzo si voterà presso la Sala a Vetri



Domenica 3 marzo 2019 gli elettori del Partito Democratico andranno alle urne per eleggere il nuovo segretario. Le primarie Pd avranno come protagonisti tre candidati, Nicola Zingaretti, Maurizio Martina e Roberto Giachetti.

Zingaretti, Martina e Giachetti sono infatti risultati i candidati più votati dagli iscritti al Partito Democratico che hanno votato nei circoli pd nelle ultime settimane in occasione della prima fase del Congresso Pd.
I candidati al ruolo di segretario nazionale dai 6 iniziali sono scesi a 3 in conseguenza alle pre-primarie riservate agli iscritti Pd che hanno votato nei circoli: Nicola Zingaretti (che ha avuto 88.918 voti pari al 47,4%), Maurizio Martina (67.749 pari al 36,1%) e Roberto Giachetti (11,1% pari a 20.887)

A pochi giorni dal voto, con cui sarà scelto il prossimo segretario, la competizione non si è scaldata, forse per colpa delle europee che incombono e di vecchie questioni 
Il calo di interesse è in parte inevitabile, per la prima volta dal 2013

Mentre due anni fa quasi due milioni di persone si recarono a votare alle primarie – secondo i dati comunicati dal partito – quest’anno i dirigenti considereranno un successo se il 3 marzo si arriverà a un milione di elettori.
Mentre in passato il Partito aveva  toccato punte del 40 per cento ed è stato spesso sopra il 30 per cento,  oggi i sondaggi lo stimano a meno del 20. E questo ha un peso, poiché molte meno persone all’interno dell’opinione pubblica si sentono coinvolte nella vita del partito

Nicola Zingaretti, il favorito, viene spesso indicato come quello più a sinistra, ma non tanto per il suo programma politico (al momento piuttosto scarno come quello di tutti gli altri candidati) quanto per alcune delle sue amicizie nella sinistra radicale e tra i fuoriusciti dal PD. Maurizio Martina, scelto da Renzi come suo vice nel 2017, è probabilmente destinato ad arrivare secondo. È stato l’ultimo segretario del PD, in carica per quasi un anno dalle dimissioni di Renzi all’inizio del congresso, un periodo nel quale è riuscito a creare una rete di alleanze nel partito che gli ha permesso, a sorpresa, di diventare il principale sfidante di Zingaretti. Oggi si presenta come un candidato moderato e “unitario”, in grado di comporre le diverse anime del partito, ma fino a qualche anno fa la sua corrente era considerata “la sinistra di Renzi”.Roberto Giachetti, infine, che si candida con la deputata Anna Ascani come vicesegretaria, è quello che promette maggiore continuità con l’esperienza politica delle gestioni e dei governi di Matteo Renzi (ma i sostenitori di Renzi sono sparpagliati soprattutto tra Zingaretti e Martina). 

Il nuovo segretario del Partito Democratico, in meno di tre mesi dopo le primarie del 3 marzo, dovrà prepararsi alle europee del 26 maggio e avrà meno di tre mesi per organizzare la sua piattaforma, preparare una strategia, decidere le liste e le alleanze. Se, come è possibile, il risultato del voto non sarà particolarmente positivo per il PD, il nuovo segretario rischia di rimanere azzoppato a poche settimane dalla sua elezione. 

Prudenza dei candidati e la necessità di mostrarsi in continuità con il passato è che nella prima fase del congresso, aperta ai soli iscritti al partito, hanno partecipato appena metà degli aventi diritto: 190 mila persone in tutto. Significa che hanno votato appena ventimila iscritti più dei 170 mila che all’ultimo congresso votarono per il solo Matteo Renzi.
Con queste prospettive, non stupisce che «ciascun candidato si sia preoccupato innanzitutto di non lasciare fianchi scoperti piuttosto che andare all’attacco.. 

Se il partito riuscisse a portare ai gazebo più di un milione di elettori, una cifra immensamente superiore alle capacità di mobilitazione di qualsiasi altro partito, non sarebbe impossibile presentare la consultazione come un successo soprattutto se le aspettative sono state mantenute molto basse. È probabile che questo accorgimento possa essere utile per tirare la volata a un buon risultato alle europee, ma per tornare a dare al partito una visione di prospettiva sui prossimi decenni probabilmente ci sarà bisogno di qualcosa in più. 
Nella nostra Provincia si  stanno  definendo i dettagli per le primarie di domenica.
I sondaggi vedono in posizione favorita l’attuale governatore della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ma è chiaro che ogni realtà rispecchia percentuali diverse, come appunto Messina. Milazzo In chiave locale si giocano tutti gli equilibri.

Si voterà domenica dalle 8 alle 20. Presto si   definiranno  i dettagli. Il regolamento nazionale prevede infatti per i non tesserati il pagamento di 2 euro, ma si stanno studiando ipotesi che prevedano il pagamento di 1 euro per tutti (compresi i tesserati). Al momento del voto occorre esibire la tessera elettorale.
Le mozioni congressuali, come detto, sono 3 e dai risultati delle liste si capiranno anche gli equilibri interni al Pd dello Stretto (si vota anche nei singoli comuni della provincia).
Per la mozione di Nicola Zingaretti il capolista a Messina città è il consigliere comunale Felice Calabrò (in provincia Emanuele Giglia)
Per la mozione di Maurizio Martina il capolista è il deputato nazionale Pietro Navarra
Per la mozione di Roberto Giachetti il capolista è Nicola Marchese.
A sostegno di Martina quindi in città saranno in campo i “tir”, come la cosiddetta corrente accademica (con il deputato regionale Franco De Domenico in testa) e le truppe del leader di Sicilia Futura Beppe Picciolo e dell’ex deputato Giuseppe Laccoto.
L’area Zingaretti è rappresentata in città dal gruppo storico dei Ds, da LabDem e dal gruppo che fa riferimento a Franceschini.
Per Giachetti sono schierati i giovani dem che hanno iniziato a poter vantare esperienze sul territorio.
Navarra, Picciolo e Laccoto puntano quindi a raggiungere quota 70%, (a dispetto delle previsioni nazionali) in vista sia degli appuntamenti elettorali che congressuali, con i zingarettiani che daranno filo da torcere.
In gioco c’è la leadership del Pd a Messina  e in Provincia




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